
Diresse per alcuni anni la rivista Il Leonardo e in seguito fondò e diresse la rivista Belfagor. Fu socio dell`Accademia dei Lincei. Il Russo ebbe predilezione per gli autori realisti, Boccaccio, Machiavelli, Manzoni, Verga, ai quali dedicò saggi che sono rimasti fondamentali. Importanti studi fece anche sul De Sanctis (Francesco De Sanctis e la cultura napoletana, 1928) e sul Carducci (Carducci senza retorica, 1957). Celebri sono i suoi commenti ai Canti del Leopardi (1944), alle novelle del Boccaccio (1938), agli scritti del Machiavelli (1931), ai Promessi sposi del Manzoni (1935). Discostandosi in parte dal Croce, che pure era suo amico e maestro, il Russo scrisse nel 1929 l`opera Problemi di metodo critico con la quale s`impose come maestro di metodo divenendo uno dei massimi esponenti della critica storicistica. Il Croce rifiutava dell`opera d`arte tutto ciò che non era poesia, cioè intuizione pura (poi chiamata lirica e infine cosmica); invece Luigi Russo riconosce l`importanza della poetica, cioè di tutti quegli elementi di ordine concettuale che condizionano lo scrittore nella realizzazione dell`opera, convinto che l`arte, anche se è destinata a vivere perennemente, nasce nella storia, in una determinata situazione socio-culturale. Sono significative a tal proposito le seguenti parole del critico siciliano: "La poesia è un fiore che va a fiorire nel cielo, ma il poeta ha le sue radici sulla terra." (Da La critica letteraria,1941). (S.B.)