Arancio, pera, limone e mandarino

Amanti di questo gioco erano le bambine.
Ci si procurava una corda di circa sette metri: due bambine la tenevano per le punte e la facevano girare. Nello stesso tempo, ripetevano alcuni nomi di frutta che i bambini si erano dati in precedenza: arancio, pera, limone e mandarino.
Nel frattempo le bambine saltavano la corda.
Era considerata più brava la bambina che riusciva a saltare di più.
Spesso qualche bambina brava nel saltare riusciva a inserirsi nel gioco mentre ancora la corda girava.
Le altre bambine che giravano la corda la incoraggiavano dicendole:“Trasici trasici llà, trasici trasici llà”


A cacocciula

I bambini, per fare questo gioco, si davano le mani e formavano un semicerchio appoggiandosi al muro, recitando questa filastrocca:

Stiriti all’anta
chi cumanna
la regina
e che ha fattu
un figghiu masculu
comu si chiama…

E dicevano il nome del primo ragazzo appoggiato al muro.
Poi, tutti in fila indiana, passavano sotto il suo braccio e ritornavano al posto iniziale.
Il bambino si ritrovava così con la schiena di fronte al muro.
Si continuava il gioco sino a quando non giravano tutti e infine dicevano: “'a cacocciula, 'a cacocciula, 'a cacocciula!”


Acchiappari

In questo gioco più bambini giocavano, meglio era.
Si faceva la conta, e il bambino che usciva fuori doveva acchiappare gli altri bambini.
Mentre gli altri correvano per non farsi prendere chi veniva preso doveva a sua volta acchiappare gli altri e così via, finchè non si stancavano.


A ‘ccu parra prima

I bambini durante i loro giochi sono imprevedibili, riescono a passare da un gioco all’altro con facilità.
Uno di questi consisteva nel dire delle filastrocche un po’ maliziose a discapito del bambino non attento:
Sutta o lettu da zza’ Cicca
c’è na ciucettula sicca sicca
cu parra prima si l’allicca.

Sutta o muru sdirrubbatu
c’è ‘n diavulu ‘ncatinatu
cu parra prima si lu pigghia ‘ppi cugnatu

Alla fine della filastrocca alcuni bambini dicevano: “Ju pozzu parrari” chi non lo diceva doveva stare zitto per un po’.


'U cavadduzzu fattu co' manicu d'a scupa

Era un giochetto molto semplice, alla portata di tutti i bambini. Bastava prendere il bastone di una scopa, metterselo fra le gambe e correre facendo con la bocca il rumore degli zoccoli e il nitrito del cavallo, poi con un pezzettino di legno battevamo sopra il manico come un frustino.


'U circulu

Quando una bicicletta si rompeva e si metteva da parte, i bambini ne approfittavano per togliere i cerchioni.
Vi toglievano i raggi e dopo spingevano questo cerchione con un pezzetto di ferro piegato, chiamato 'a manigghia.


Puddicinedda batti manu

Le mamme compravano questo giocattolo - povero - ai bambini piccoli. Consisteva in un pupazzo che impersonava il noto pulcinella. Era sistemato su un pezzettino di tavola con due ruote unite e con un lungo bastone i bambini lo spingevano. Mentre le ruote giravano, con un piccolo fil di ferro fissato ad esse, si muovevano contemporaneamente le mani del pupazzo, che tenevano 2 piattini, facendo fracasso.


I ziti

St'usanza nun c'è cchù, pirchì 'u virdi 'i na vota ha lassatu 'u postu 'o cimentu. In mezzu 'o virdi criscevunu "i ziti" ca erunu fogghi d'aina (avena) e i picciriddi n'addivittevumu a pigghialli. 'I ittavumu 'n coddu all'amici, e secunnu quanti ni ristavunu appizzati 'n coddu, dicevumu: tu sì zitu hai 'a zita.