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Tre siciliane nel Palazzo dei Sultani

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Giacinto Platania, Acireale nel sec. XVII (nel dipinto si vede anche il porticciolo di S.M. La Scala)

Stella, Rosalia e Venera sono i nomi di tre donne siciliane, originarie del territorio catanese, che, essendo arrivate nell'Impero turco in giovanissima età, ma in circostanze e tempi diversi, raggiunsero in quel Paese un'alta condizione sociale.

I fatti che le riguardano si svolsero fra il Cinquecento e il Seicento, quando la pirateria infestava il Mediterraneo e terrorizzava gli abitanti delle zone costiere, soprattutto della Sicilia, la più esposta per la sua particolare posizione geografica.

La prima storia della quale parlano le antiche cronache è quella di Stella, una bambina di otto anni che viveva con la sua famiglia a Santa Maria La Scala, borgo marinaro non lontano da Acireale. Il 15 marzo del 1582 quel territorio fu invaso dai pirati saraceni, che dopo avere fatto razzia di tutto quello che poteva avere valore, rapirono la piccola Stella e il suo fratellino Masuccio, appena più grande di lei.

Portata in Turchia, Stella non finì in un harem perché era troppo piccola, ma crebbe nel palazzo del sultano, dove fu istruita secondo le usanze di quel Paese. Le insegnarono l'arabo, il persiano e il turco, nonché il canto, la danza e tutto quello che poteva esserle utile per raggiungere una perfetta educazione.

Crebbe affascinante e colta, nonché educata alle buone maniere, e addirittura s'innamorò di lei il sultano Amuratte II, appena succeduto al padre sul trono. Egli volle sposarla, ma purtroppo non ebbe da Stella l'erede che aspettava e allora, con rammarico, fu costretto a lasciarla per sposare un'altra donna. Le famiglie reali, lo sappiamo bene, considerano il problema della successione di fondamentale importanza per assicurarsi la continuità del potere.

Presso il palazzo del sultano anche Masuccio, il fratello di Stella, si distinse, tanto da guadagnarsi la stima del sovrano, che lo nominò pascià di Damasco.

La seconda storia è quella di Rosalia, che i pirati, sbarcati ad Acicastello, strapparono dalle mani della madre per portarla a Costantinopoli, dove c'era il più rinomato mercato di schiavi. Essendo troppo piccola, non fu venduta, ma fu allevata a corte dalle odalische. La bambina diventò una bella ragazza, che era solita starsene all'ombra di un melograno cantando canzoni malinconiche perché non riusciva a tenere lontani il ricordo della sua casa e il desiderio di ritornarvi. Un giorno il sultano, avendola sentita cantare, se ne innamorò e volle sposarla. Rosalia, più fortunata di Stella, diede alla luce l'erede al trono. Un giorno chiese al marito di mandare in Sicilia una nave carica di provviste per i suoi familiari e il suo desiderio fu esaudito. Purtroppo gli inviati del sultano, al ritorno dalla Sicilia, riferirono al loro signore che i genitori di Rosalia erano morti. Egli decise di non farlo sapere alla moglie per non rattristarla, ma quella intuì ugualmente la verità e ne ebbe grande dolore.

La terza storia è quella di Venera, la quale non fu rapita dai pirati, ma arrivò nell'Impero turco per sua libera scelta.

Sul finire dell'anno 1650 dalla costa catanese si vede un vascello in grave pericolo a causa del mare grosso. E' un'imbarcazione turca e i catanesi, pensando che si tratti di pirati, gioiscono nel saperli in difficoltà. Ad un tratto interviene un monaco, fra' Lazzaro, il quale convince tutti ad accorrere in aiuto di quegli uomini perché potrebbero servire per uno scambio di prigionieri con l'Impero turco. Il suo consiglio viene ritenuto saggio e quindi alcuni coraggiosi partono per soccorrere i naviganti in difficoltà. Vi lascio immaginare la loro meraviglia nel vedere che non si trattava di pirati, ma di un uomo di rango elevato accompagnato da alti dignitari. Altra sorpresa: a bordo c'è anche una fanciulla, il cui nome è Halidé, figlia del governatore di Tunisi. E' terrorizzata sia per il pericolo corso che per la presenza di persone estranee.

Tutti vengono fatti prigionieri e, mentre fra Lazzaro si reca a Palermo per informare il vicerè di quanto è accaduto, i turchi, essendo persone per bene, entrano in confidenza con gli abitanti del luogo. In particolare, Halidé diventa amica di una ragazzina, Venera, di famiglia molto povera. Tanto grande diventa la loro amicizia che Venera, quando arriva il momento dello scambio dei prigionieri, non vuole lasciare partire da sola la sua amica e, noncurante delle lacrime della madre, la segue accompagnata da fra Lazzaro. A Costantinopoli Halidé la fa entrare nel palazzo imperiale, dove viene tanto apprezzata che il sultano decide di sposarla.

I guai cominciano per Venera quando è in attesa di un bambino, perché i dignitari di corte pretendono che si converta alla loro religione. Venera, che non é disposta a farlo, preferisce fuggire, insieme al frate, per ritornare in Sicilia, ma per lei non c'è scampo: un gruppo di facinorosi li raggiunge e li uccide.

Questo ci tramandono le antiche carte sulla sorte delle tre donne siciliane vissute presso gli Ottomani. Sarà storia? Sarà leggenda? Forse c'è un poco dell'una e un poco dell'altra nelle loro vicende; ma queste, interessanti e curiose al tempo stesso, meritano di essere raccontate.

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