È stato un colpo di fortuna aver trovato per caso i cavalieri che furono selezionati a Chiaramonte nel 1614. La notizia si trova fra i riveli di anime e beni, manoscritti dell’archivio di stato di Palermo.

Questi cavalieri, che facevano parte dell’ala più aristocratica dell’esercito e del paese, furono scelti principalmente in base al patrimonio posseduto, che non doveva essere inferiore a 400 onze, cifra oggi oscillante fra i 100.000 ed i 200.000 euro, mentre l’età doveva essere compresa fra 18 e 50 anni. Altri requisiti richiesti erano la prestanza fisica e la mancanza di gravami di famiglia.

Ritengo che i cavalieri sapessero anche leggere e scrivere trattandosi di persone facoltose “co’ll suo alphabeto”.

Questa selezione militare permetteva di raggiungere l’importante livello sociale di soldato a cavallo di rispetto.

Il manoscritto riporta ancora: “L’alphero della compagnia da cavallo al presente è Alessandro Assenso il quale se retrova cieco d’un occhio e non è persona habile a far il servizio de Sua Maestà ... nel numero delli cavalli di servizio (cavalieri) v’è Cesare de Ventura il quale accetta detto ufficio volentieri ...”.

Si trattava della proposta del cambio dell’alfiere invalido con uno nuovo “abile” e abbastanza ricco.

Nel 1614, Cesare Ventura aveva un patrimonio di 1.163 onze e Alessandro Assenso aveva un patrimonio di 1.765 onze.

Il più ricco dei 42 cavalieri di Chiaramonte era però don Ferdinando Spinello, barone della Pirrera, con l’immenso patrimonio di 22.750 onze. Questo barone Chiaramontano è stato completamente dimenticato da tutti, in meno di quattro secoli ed appartiene ad un’altra storia del paese.

Il documento seicentesco riporta ancora che solo pochissimi cavalieri si erano potuti armare “co’ archabucio e spada” perché non si trovavano “archiabuci e spade”.

Il manoscritto purtroppo non specifica a chi spettasse l’onere di procurare dette armi, in compenso conclude spagnolescamente: “Noi non mancheremo co’ ogni vigilanza a far il servizio de Sua Maestà et ordine de Vostra Eccellenza alla quale Dio dia felicissimi anni e gratia dal Cielo come desia, et humilmente gli facciamo la debita reverenza – Claromonte il di 6 de febraro 1614”.

Segue l’elenco dei 42 cavalieri, trascritti in ordine decrescente di ricchezza. Si tratta di lontanissmi avi di molti abitanti del paese. Il cavaliere Joseph Morando, mio accertato 10° avo, è anche il capostipite di quasi tutti i Morando di Chiaramonte e della Sicilia ... ma anche questa è un’altra storia Chiaramontana.

ELENCO dei 42 CAVALIERI

Bar.ne Ferdinando Spinelli, Mariano Failla, dott. Ottavio Salvo, Jo:Antonio Barbaran, Rogerio Leontini, Gioseppe Failla, Antonino Ventura, Masi di Mole, Sancto di Mole, Alessandro la Cutrera, Epifanio Gurreri, Alessandro d’Assenzo, Masi di Ventura, Marco Alcanata, Cesare Ventura, Petro Carfì, Silvestro Orlanduccio, Gio:Francisco lo Jacono, Jo:Jacobo la Cotrera, Alfio Bonifatio, Gioanni Martino, Mattheo Blanco, Joseph Morando, Laurenzo Chiaula, Petro Paulo Nicoxia, Santo Jallongo, Bartulo Gravina, Libranti Mole Cojro, Salustio Pepi, Philippo de Ventura, Antonino Perivizzini, Gioseppe Minardo, Gaspano Mole Cojro, Antonuzzo Pizzo, Antonuczo di Caro, Francesco Cuximano, Petro Paulo Ventura, Vito di Mole, Martino Carffì, Luca Cugnata, Mattheo Buxemi, dott. Michelangelo Serina.

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(*) Gianni Morando è uno studioso di storia locale, per l’esattezza si occupa della storia di Chiaramonte Gulfi, cittadina in provincia di Ragusa.

Quanto scrive é limitato ad un caso particolare del diciassettesimo secolo, ma vari fatti analoghi possono essere avvenuti in altre località della Sicilia.