La realtà supera l’immaginazione, è proprio il caso di dirlo. Un catanese, Angelo D’Arrigo, ha realizzato il sogno di Icaro volando fino a 9000 metri di altezza sulla vetta del monte Everest, il più alto del mondo. Non aveva le ali del mitico fanciullo, ma un deltaplano. E lo accompagnava un’aquila, Gea, della quale si è preso cura fin da quando era nell’uovo. E’ lui che le ha insegnato a volare, ma poi ha imparato da essa come sfruttare al meglio le correnti dell’aria.
Angelo D’Arrigo ha 43 anni ed è campione di volo libero e di sport estremi. Due anni addietro ha compìuto un viaggio di 4000 chilometri dalla Siberia al mar Caspio guidando un piccolo stormo di rarissime gru siberiane in migrazione.
Per quest’ultima strabiliante impresa ha sfruttato le correnti ascensionali opportunamente studiate; era equipaggiato in modo da resistere a temperature di 60 gradi sotto lo zero e alla rarefazione dell’ossigeno.
“La follia è un po’ in tutti noi, – dice – ma va contenuta, strutturata perché non ci rovini.” E poi: “E’ un grandissimo onore aver volato su Quomolangma, la Dea madre della terra, come i tibetani chiamano la vetta più alta del mondo.”